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Simone Barlaam, the magic of the water

He is the rising star of the Italian para swimming team. Simone Barlaam is just 20 and he is already seven times world champion. The 2020 World Para Swimming European Open Championships have just ended. From the Complexo de Ponteada in Funchal, Portugal, Simone Barlaam took home  4 gold medals and a world record in the 100m freestyle.

Next appointment, at the end August, in Tokyo, where the Paralympic games will be held.

(Image credits: @Augusto Bizzi)

July 1 2021
Reading time: 10 min
Simone Barlaam

If you want to read the interview to Simone Barlaam in English, you can find it here.

di Ilaria Verunelli 

Si scusa perché quando cominciamo i capelli sono ancora bagnati e anche un po’ scompigliati. C’è pulizia nello sguardo di questo ragazzo di vent’anni che si misura con l’acqua da quasi altrettanti. Nella corsia della piscina, dalla quale è appena uscito, l’ostacolo, al sapore di cloro, è la risorsa. Per scivolare avanti servono spalle tanto larghe da non stare dentro il perimetro di una Zoom. Gli Europei del nuoto paralimpico si sono appena conclusi. Dal Ponteada di Funchal, in Portogallo, Simone Barlaam si è portato a casa «un po’ più di serenità, spunti sui quali lavorare per migliorare» e, lo dice solo in fondo, 4 ori (glissa sul record del mondo nei 100 stile libero, 53 secondi e 3 decimi in una progressione al cardiopalma).

Simone, facciamo il punto sul medagliere.

Torno da questi Europei con 6 medaglie al collo. Gli ori sono quattro: 50 e 100 a stile libero, 100 a delfino e staffetta 4X100 stile libero (altro record del mondo, ndr). Poi un argento nella staffetta 4X100 mista e un bronzo nei 400 stile. C’è anche una medaglia di legno nei 100 a dorso (lo dice ridendo). In gergo sportivo, è quella del quarto posto.

In tutto fanno 80 medaglie per 29 atleti. È la matematica della squadra azzurra del CT Riccardo Vernole che adesso sta tirando le somme in vista delle Paralimpiadi di Tokyo. Sono i “pesci combattenti”, come si intitola un documentario a loro dedicato. Federico Morlacchi, Carlotta Gilli, Stefano Raimondi, Antonio Fantin, Arjola Trimi, solo per mettere qualche segno di spunta sul tabellone. E lui, Simone Barlaam. Oltre agli 8 ori europei complessivi, Simone è già sette volte campione del mondo. «Ricordo benissimo il primo oro mondiale. Era il 2017, a Città del Messico. Pochi giorni prima delle gare era venuto a mancare mio nonno paterno, Gigi. Decisi di fare tutto il possibile per vincere quella medaglia e dedicargliela. Così è stato. Penso che, per questo motivo, quella sia ancora oggi una delle mie gare più belle».

Quanto bisogna allenarsi per ottenere risultati come questi?

In una giornata tipo mi alleno dalle 4 alle 7 ore: 2 la mattina in vasca, 2 in palestra subito dopo e 2 la sera, sempre in vasca. Tutto questo per 6, a volte 7, giorni alla settimana. In tutto fanno una sessantina di chilometri in acqua o poco più. L’allenamento è la parte più importante. Per me è stata sempre la più faticosa e complicata, perché è quella che si protrae più a lungo e, alle volte, può diventare abbastanza noiosa e ripetitiva.

Poi arriva la gara. A cosa pensi prima e dopo il tuffo in vasca?

Prima è tutta concentrazione, ripercorri mentalmente la gara, più e più volte. Ti immagini quello che vuoi fare e che farai da lì a pochi minuti. Cerchi di entrare in the zone come dicono gli inglesi. Per la maggior parte della gara il movimento è quasi un automatismo. Verso la fine, quando arriva il momento della stanchezza, è la testa a fare la differenza.

Simone si definisce un ragazzo ordinario con una passione fuori dall’ordinario. L’acqua è il minimo comun denominatore delle due attività che più ama: nuotare e disegnare. «Quando mia mamma era incinta è andata con mio papà in viaggio di nozze in Australia. Là si è ritrovata a fare il bagno con gli squali. Quando ero in ospedale continuava a disegnarmeli. Da allora ho sempre scarabocchiato queste creature marine, sono i miei animali preferiti». Simone nasce a Milano con una coxa vara e una ipoplasia congenita del femore destro, alle quali si aggiungono complicazioni in utero. La forza di gravità diventa da subito nemica della sua gamba, più corta dell’altra di 15 centimetri e fragile come il cristallo. L’acqua, invece, è il suo ambiente protetto. «Ho imparato a nuotare prima di camminare. Nel 2014, forse nel 2015, mio papà, che è un atleta pazzo scatenato (non fa mancare un sorriso aperto, mentre lo dice), mi ha fatto provare una gara di Paratriathlon  a Riccione. Vinsi un bronzo grazie alla mia frazione nel nuoto. Mia mamma ha allora buttato lì l’idea di vedere se c’era una federazione di nuoto paralimpico. Ho trovato il sito della Finp. Mi sono messo in contatto con il delegato della regione Lombardia, Massimiliano Tosin. Lui ha visto in me del potenziale ed è tuttora il mio allenatore. Dal 2015 ad oggi ho preso il nuoto seriamente. Ho cominciato ad allenarmi con il gruppo della Polha Varese a Milano. Nel 2017 ho fatto il mio esordio in nazionale».

Dove trovi tanta tenacia?

Sicuramente la passione aiuta. Poi porsi degli obiettivi, anche ravvicinati tra di loro. Piccoli, ogni giorno, ogni settimana. Cercando di raggiungerli. Questo è un metodo che secondo me funziona molto e non si applica solo allo sport, ma anche alla vita di tutti i giorni. In questo modo si può arrivare con più leggerezza e pensandoci meno all’obiettivo più grande. Un altro ingrediente importantissimo è questo: circondarsi di persone che ti supportano e ti tengono motivato. Nel mio caso sono certamente l’allenatore, la psicologa dello sport ed il preparatore atletico per la parte di allenamento a secco, come la chiamiamo, che è quella in palestra, sulla terraferma. Poi la famiglia, che è sempre stata presente quando necessario, ma senza mai esagerare o prendere decisioni per me.

Vivace, solare, socievole, Simone Barlaam di obiettivi se ne dà molti e, a quanto pare, ne raggiunge altrettanti. Nuota e piovono ori. Eccelle nel disegno. «Uso principalmente l’inchiostro: penna, china o pennarelli. Da piccolino disegnavo squali, poi dinosauri, adesso l’anatomia umana, paesaggi, alberi, creature. Il foglio bianco è un mezzo per far circolare, libera, la mia fantasia». Come se non bastasse, dopo aver frequentato il quarto anno di liceo a Castle Hill, vicino a Sidney, oggi studia Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano. Lo fa tra i ritmi serratissimi delle gare e degli allenamenti. «Quando c’è la sessione d’esame bisogna sacrificare un po’ di ore di sonno oppure ridurre le occasioni dedicate alla socialità. Già che ingegneria non è una facoltà facile per nessuno, poi, nel mio caso, permettimi la battuta, l’handicap è già in partenza».

Oltre al nuoto cosa ti piacerebbe fare nella vita?

Ho ancora alcuni anni di studio davanti e spero che mi bastino per chiarirmi le idee. Mi piace la prospettiva di poter creare oggetti che migliorino il quotidiano e che possano rendere un po’ più semplice la vita delle persone.

Una curiosità: è vero che la tua famiglia ha origini americane?

Più o meno. Ho una parte di famiglia là. Ho zii sia in Florida, sia in New Jersey.

Visiti spesso gli Stati Uniti?

Li ho visitati spesso, sì. Mi piacciono molto Santa Cruz, San Francisco e tutta quell’area della California. Adoro il cibo del Maine, da piccolo ero ghiotto di aragoste. Poi Cape Cod. Vorrei visitare l’entroterra dell’America, tutti quei territori un po’ più isolati e desolati. Anche le grandi città come New York, Miami, Los Angeles sono belle da vedere. Sono un fan di Freehold, New Jersey, la città dei miei zii, dove è anche cresciuto Bruce Springsteen.

L’università, i viaggi, gli squali e le aragoste, gli aperitivi con gli amici, cercando però di evitare gli alcolici. Eccolo il ragazzo ordinario che riaffiora in superficie tra la fine e l’inizio di un’altra impresa straordinaria. Dopo l’agone e il trionfo al Complexo di Ponteada, il prossimo appuntamento sarà Tokyo, a fine agosto, per le Paralimpiadi. «Mi sto allenando duramente. Non vedo l’ora di essere lì. I miei colleghi, che ci sono già stati, mi hanno detto che è un’esperienza indescrivibile ed irripetibile. Mi auguro che il programma delle Paralimpiadi non venga modificato di nuovo».

Quale obiettivo ti sei dato questa volta?

Prima di tutto, divertirmi. Per il resto, sarà quello che sarà. Lo sport è bello perché è imprevedibile.

L’importante è partecipare?

Assolutamente sì.

Fai il nostro coach per un secondo. Cosa ci insegna lo sport?

Lo sport a livello agonistico è molto formativo. Ti modella come persona. Allena costanza, determinazione e disciplina. Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Essere sconfitti è una sensazione molto brutta, fa arrabbiare. Però ti motiva molto. Lo sport insegna poi ad approcciarti agli altri in modo corretto, con fair play.

Come festeggi il tuo compleanno il 12 luglio?

Probabilmente in acqua, allenandomi per le Paralimpiadi.

Programmi per le vacanze?

Prima Tokyo, poi si vedrà.

 

To know more:

Simone Barlaam’s biography

Italy in their own words: Sport

LISTEN TO THE AUDIO: Simone Barlaam recounts about the 2020 World Para Swimming European Open Championships which have just ended

WATCH THE VIDEO. How did Simone Barlaam spend his quarantine?