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Gino&Michele, two masters of Italian comedy

They witnessed, interpreted and invented some of the most significant breakthroughs of the cultural industry Made in Italy.

Here you find my interview. 

January 1 2021
Reading time: 10 min

The text of the interview to Gino&Michele in English is available here.

di Ilaria Verunelli

IV Come si fa a lavorare insieme per così tanti anni?

Gino: Quando a Groucho Marx facevano questa domanda, lui rispondeva con una battuta: «Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre».

IV Non chiedo chi è quello che non fa…

Michele: Brava.

Gino: Chi non fa è quello che non parla. Siccome ho parlato io è evidente chi fa e chi non fa.

Luigi (Gino) Vignali è una metà del duo, Michele Mozzati l’altra. Insieme sono Gino&Michele, una coppia artistica che ha attraversato, interpretato e inventato alcuni dei fenomeni più significativi dell’industria culturale Made in Italy. 1976, una storica sentenza della Corte Costituzionale italiana liberalizza le trasmissioni via etere in ambito locale, di fatto ponendo fino al monopolio statale in ambito radiotelevisivo. A Milano nasce Radio Popolare: Gino&Michele ne diventano protagonisti con il programma satirico Passati col Rosso. 1978,  è l’anno zero per Smemoranda, l’agenda-libro usata da intere generazioni di studenti italiani: Gino&Michele, a strettissimo giro, entrano nel direttivo. 1983, Mediaset manda in onda Drive In, programma simbolo della televisione commerciale anni Ottanta. Gino&Michele sono tra gli autori della trasmissione. 1997, il cabaret va in televisione con Zelig, una delle trasmissioni più longeve della storia della televisione italiana:  Gino&Michele ne sono ideatori ed autori.

Sarà che gli opposti si attraggono, Michele è loquace, Gino più laconico. Michele dice che Gino è stonato, Gino ammette che è vero. All’inizio, lo show, il cabaret, la satira erano un passatempo per loro, non bastavano per vivere. Michele  lavorava come editor per una collana di psicopedagogia; Gino faceva il controllo di gestione in una grande azienda.

Gino: Lì già si capiva chi lavorava e chi meno…

IV Qualcuno business-minded doveva esserci…

Gino: Non svelare chi è alle persone, lascia il dubbio, lascia il dubbio…

Sono nati a 10 mesi di distanza, uno (Gino) nel 1949, l’altro (Michele) nel 1950. Su come si sono conosciuti hanno due versioni diverse. Michele dice ad una festa del liceo, alla quale era presente anche quella che sarebbe diventata la moglie di Gino. Gino dice ad uno spettacolo del gruppo musicale di Michele.

Concordano sul fatto di aver lavorato insieme per molte decadi.

Michele: Nei rapporti lavorativi di coppia succede quello che succede nelle coppie affettive. C’è un primo momento in cui si dice: straordinario! Dice quello che ho sempre pensato, possiamo condividere un sacco di cose. È il periodo dell’innamoramento.

IV Quello facile, i problemi arrivano dopo.

Michele: Vedi che ci capiamo? Il problema è in mezzo, è il periodo della convivenza e della sopportazione. Se si sopravvive senza separarsi a questo lunghissimo periodo, poi, quando si sta per morire, non ci si separa mica! Uno dice: ormai mancano pochi anni, non sto lì a perder tempo con gli avvocati…

IV Andiamo con ordine: il 1976 è l’anno della svolta per la coppia Gino&Michele.

Michele: È l’anno di nascita delle radio libere. Un giorno ho telefonato a Gino e gli ho detto: “Perché non proviamo a fare un provino, ci proponiamo a Radio Popolare che era la nostra radio di giovani della sinistra milanese?”. Nasce così Passati col Rosso, una trasmissione satirica diventata cult per i giovani milanesi, per poi allargarsi ad altre zone d’Italia. Questo è stato l’inizio, adesso va avanti Gino perché mi è andata via la voce.

IV Bene, parliamo anche di Enzo Jannacci e Ci vuole orecchio.

Gino: Siamo nel 1980. Dopo l’esperienza di Passati col Rosso decidiamo di fare una parodia radiofonica di un quotidiano che era uscito a Milano e che si chiamava L’Occhio, diretto da Maurizio  Costanzo ed edito da Rizzoli. La chiamiamo L’Orecchio, buttiamo giù il testo di quella che nella nostra intenzione doveva diventare la sigla della trasmissione. In quel periodo frequentavamo molto Enzo Jannacci, lui prende il testo, dopo due giorni ci convoca a casa sua per farci sentire al pianoforte la canzone che aveva scritto. Strepitosa. Non ce l’ha più data, dicendo: “Eh no, questa col cavolo che ve la do come sigla, ci faccio un disco”.  

Gino&Michele considerano Jannacci uno dei grandi maestri della loro carriera. Mentre Gino racconta la storia di Ci vuole orecchio, Michele si alza e stacca dal muro alle sue spalle la cover dell’omonimo 45 giri. La collaborazione con Enzo Jannacci apre al duo le porte della notorietà e della televisione. Qui ci sono altri due “maestri” ad attenderli: Beppe Recchia e Antonio Ricci.

IV Nel 1983 nasce Drive In, la trasmissione TV ideata da Antonio Ricci, alla quale si deve il lancio di numerosi protagonisti della comicità italiana. Come entrate a fare parte di questa avventura?

Gino: Noi abbiamo avuto la fortuna di essere negli equipaggi delle caravelle che hanno scoperto l’America (ndr, dalla quale di fatto vengono importati i modelli della televisione commerciale italiana). Beppe Recchia, che è stato uno dei più grandi registi televisivi italiani, ci ha chiamati perché stava facendo una serie di trasmissioni su Antenna 3 Lombardia, una delle primissime televisioni private.

Michele: E una delle più ricche.

Gino: Beppe Recchia ci chiamò perché aveva bisogno di autori giovani e si innamorò subito di noi. Fu lui a portarci a Drive In, di cui era regista, ed è lì che abbiamo conosciuto Antonio Ricci. Sulla televisione abbiamo imparato tutto da questi due signori. Quel poco che abbiamo imparato perché non ci consideriamo professionisti della televisione.

Per chi si domandasse come stanno insieme Radio Popolare e la televisione commerciale (quelle curve di felliniana ispirazione che, con Drive In, hanno sdoganato l’esposizione  del corpo femminile e dalle quali, ammettono, hanno preso poi le distanze), l’élite intellettuale e i vasti seguiti di massa, Gino&Michele non nascondono di avere un’anima doppia che abbraccia impegno e disimpegno (o quasi), avanguardia e cultura pop.

Michele: In questa chiave nasce Smemoranda. A fine anni Settanta un gruppo di studenti milanesi politicizzati decise di fare un diario scolastico che andasse oltre l’asetticità, se non banalità dei primissimi diari scolastici. Ci chiamarono, insieme a Nico Colonna, perché a Radio Popolare avevamo un seguito molto alto. In dieci anni Smemoranda arrivò a vendere più di un milione di copie, un vero e proprio boom legato al fatto che l’agenda non raccoglieva solo le date per scriverci sopra, ma qualcuno ci scriveva sopra.  

A proposito di chi ci scriveva sopra: con Smemoranda hanno collaborato, solo per fare due nomi, Federico Fellini e Roberto Benigni. Come funzionava il coinvolgimento di questi nomi?

Gino: Attraverso i rapporti personali. Tutti i membri della redazione, noi compresi, facevano altro nella vita. Non era difficile coinvolgere nomi come questi. Poi, quando ad una persona molto importante chiedi di veicolare il suo pensiero sui giovani sono tutti molto sensibili, perché sanno che quella è la mente fresca della società, a loro bisogna indirizzarsi se si vuole esplorare il mondo. Il 70% di quelli che hanno fatto la storia dello spettacolo, della cultura, del cinema, del teatro italiano ha collaborato con Smemoranda. Dalla politica di professione ci siamo sempre tenuti lontani.

Zelig (ndr, programma comico televisivo in onda dal 1997 al 2016), l’altro cult della loro avventura professionale, è la televisione che “va a curiosare cosa succede in un teatro” (ndr, lo Zelig, prima ancora della trasmissione, è il locale milanese di Viale Monza 140  dedicato al cabaret). È l’addio alla finzione pura di Drive In, alle sue risate pre-registrate e alla sua estetica così estremizzata, da far sembrare il programma un po’ “come un cartone”. A Zelig tutto è diretta. “Abbiamo imposto che i parenti, dalla prima fila, andassero in decima – racconta Michele -. Sono quelli che non ridono, se non per lo sketch di casa loro. Le prime tre file del teatro le andavo a prendere io nell’ultima fila della galleria. Erano quelli che non avevano trovato il biglietto intero e che avevano preso il posto più sfigato. Erano i fanatici veri di Zelig”.

Gino&Michele gli Stati Uniti li visitano spesso. L’America (la “Merica” di Quel blu di Genova, l’ultimo libro di Michele che parla della storia dei blue jeans) ha nutrito l’immaginario della loro generazione. Una generazione a cui in Italia si insegnava il francese, non l’inglese. “Siamo curiosi di leggere questa intervista in inglese”, dice Gino.

Per chi ha intervistato è ormai chiaro che la curiosità, il desiderio di esplorare sempre nuovi territori, ce li fa capire, almeno un po’, questi Gino&Michele. E chissà che non sia questo il segreto della loro alchimia.

To know more:

Gino&Michele’s official website

Italy in their own words

WATCH THE VIDEO: Gino&Michele, the challenge